Il David di Michelangelo è davvero strabico e cosa sappiamo sul mistero dei suoi occhi?
Questo capolavoro è stato osservato, fotografato e studiato in ogni dettaglio per più di cinque secoli, eppure una delle sue caratteristiche più curiose è diventata evidente soltanto grazie alle moderne tecnologie: i due occhi non sono orientati esattamente nella stessa direzione. È da questa scoperta che nasce l’affermazione, ormai piuttosto diffusa, secondo cui il David conservato alla Galleria dell’Accademia di Firenze sarebbe “strabico”. Dietro questa curiosità c’è qualcosa di vero, ma occorre evitare una conclusione troppo facile. La diversa direzione degli occhi esiste ed è osservabile; molto meno sicuro è stabilire perché Michelangelo li abbia scolpiti in quel modo. Proprio questa distinzione rende la storia più interessante, perché ci troviamo davanti a un particolare reale del capolavoro, mentre la sua spiegazione rimane ancora aperta.
Chi si trova davanti al David difficilmente nota qualcosa di anomalo. La statua supera i cinque metri di altezza e il volto si trova molto sopra quello dello spettatore; inoltre la testa è leggermente ruotata, quindi non osserviamo i due occhi nelle condizioni ideali per confrontarli. La situazione cambia quando il volto viene visto esattamente di fronte e alla stessa altezza degli occhi, una posizione praticamente impossibile da raggiungere normalmente all’interno della Galleria dell’Accademia.
Alla fine degli anni Novanta il Digital Michelangelo Project della Stanford University realizzò una scansione tridimensionale estremamente dettagliata della statua. Il gruppo guidato da Marc Levoy acquisì centinaia di scansioni del David, ottenendo un modello digitale che consentiva di osservare la scultura da punti di vista normalmente inaccessibili. Stanford sottolineò proprio uno dei grandi vantaggi di questa tecnologia: una statua monumentale può essere studiata virtualmente da qualsiasi angolazione, invece di essere vista soltanto dal livello del pavimento.
Quando la testa del David venne portata virtualmente in posizione frontale, il particolare diventa evidente: gli assi dei due occhi divergono.
Nel 2005 Saad Shaikh e James Leonard-Amodeo dedicarono alla questione un breve studio pubblicato sul Journal of the Royal Society of Medicine, dal titolo The deviating eyes of Michelangelo's David. Gli autori analizzarono anche le immagini ottenute dal progetto di Stanford e conclusero che gli occhi presentano quella che definiscono una exodeviation, arrivando a descrivere il David come “exotropic”.
Non serve conoscere la medicina per capire il fenomeno. Normalmente, quando una persona fissa qualcosa, i due occhi sono orientati in modo da convergere sullo stesso punto. Nell’exotropia uno degli occhi tende invece a deviare verso l’esterno. Il National Eye Institute distingue infatti l’esotropia, nella quale l’occhio devia verso l’interno, dall’exotropia, nella quale devia verso l’esterno. Naturalmente stiamo parlando di una statua e non di una persona alla quale possa essere fatta una diagnosi. Quando si dice che il David è “strabico”, quindi, si usa una parola comoda per descrivere la posizione scolpita degli occhi: non significa che Michelangelo abbia voluto rappresentare necessariamente un giovane affetto da strabismo. Il particolare è anche molto meno appariscente di quanto la parola possa far immaginare.
Non vediamo due occhi vistosamente rivolti in direzioni opposte; la deviazione è sottile, tanto che nella normale osservazione della statua il volto appare perfettamente credibile e lo sguardo mantiene una straordinaria intensità. Ed è proprio qui che comincia il vero problema.
Lo studio del 2005 propone una spiegazione precisa. Secondo Shaikh e Leonard-Amodeo, Michelangelo avrebbe utilizzato deliberatamente la diversa direzione degli occhi come uno strumento artistico. Spostandosi attorno alla statua, infatti, lo spettatore non osserva sempre entrambi gli occhi nello stesso modo; cambia l’angolazione del volto, un occhio acquista maggiore evidenza mentre l’altro diventa meno leggibile e lo sguardo continua così a funzionare da punti di vista differenti. Gli autori arrivano a sostenere che Michelangelo dovette tenere conto della posizione dello spettatore quando scolpì gli occhi. È un’ipotesi affascinante e certamente possibile, ma deve essere presentata per ciò che è: un’interpretazione degli studiosi.
Non conosciamo infatti un documento nel quale Michelangelo scriva di aver intenzionalmente fatto divergere gli occhi del David, né possediamo una testimonianza contemporanea che ne spieghi il motivo. Per questo non sarebbe corretto trasformare l’ipotesi in una certezza e affermare che “Michelangelo fece strabico il David per ottenere un particolare effetto ottico”. Sappiamo solo che gli occhi divergono, possiamo ritenere plausibile che la scelta sia intenzionale ma non possiamo dimostrare quale fosse esattamente l’intenzione dell’artista.
L’idea che un semplice errore diventa comunque difficile da accettare quando si considera la conoscenza del corpo umano posseduta da Michelangelo. Lo stesso studio di Shaikh e Leonard-Amodeo ricorda l’interesse dell’artista per l’anatomia e la precisione con cui numerose strutture anatomiche sono rappresentate nelle sue opere. Gli autori sottolineano proprio questo contrasto: il David è opera di uno scultore dotato di una conoscenza eccezionale del corpo umano e, allo stesso tempo, presenta alcune caratteristiche che si allontanano dalla perfetta regolarità anatomica, questo non significa automaticamente che ogni irregolarità debba nascondere un complicato messaggio. Nella scultura la correttezza anatomica non è l’unico obiettivo: un artista può modificare proporzioni, posture e dettagli per ottenere un risultato più efficace quando l’opera viene osservata nella realtà. Michelangelo non stava costruendo un modello scientifico del corpo umano. Stava creando una figura capace di comunicare tensione, forza, intelligenza e la sensazione che qualcosa stia per accadere.
Anche il momento scelto da Michelangelo aiuta a capire perché gli occhi abbiano un’importanza così grande. Nelle rappresentazioni precedenti David era stato spesso mostrato dopo la vittoria su Golia, Michelangelo sceglie invece un momento diverso: il gigante non compare e il giovane sembra prepararsi allo scontro. Lo studio del 2005 sottolinea proprio questa novità iconografica, mettendo in relazione la figura con l’istante che precede l’azione. Il corpo è apparentemente immobile, ma non è rilassato. La testa è girata, il collo appare teso, la fronte è corrugata e lo sguardo sembra concentrato su qualcosa che si trova fuori dallo spazio della statua e sinceramente non abbiamo bisogno di vedere Golia per capire che David sta osservando qualcuno ed è questo che rende gli occhi così importanti: Michelangelo deve farci percepire la presenza di un avversario che non ha scolpito. La leggera divergenza dello sguardo potrebbe dunque partecipare a quella sensazione di tensione e vigilanza che rende il volto così vivo. Tuttavia anche in questo caso è preferibile fermarsi al “potrebbe”, perché attribuire a Michelangelo un’intenzione precisa senza possederne la testimonianza trasformerebbe una buona interpretazione in una falsa certezza.
Il David fu commissionato a Michelangelo il 16 agosto 1501 dagli Operai della Cattedrale di Firenze. L’Opera di Santa Maria del Fiore conserva ancora il documento della commissione e ricorda che la statua apparteneva al progetto di grandi figure destinate ai contrafforti del Duomo. Anche la Galleria dell’Accademia indica il 1501 come anno dell’incarico e il periodo 1501-1504 per la realizzazione dell’opera, ed è su questo punto nasce spesso una certa confusione. Questo dato storico è importante, ma non dimostra che Michelangelo abbia realizzato gli occhi divergenti perché la statua doveva essere vista da lontano. Anzi, se ci pensiamo, proprio la grande distanza avrebbe reso praticamente impossibile distinguere una differenza così sottile nell’orientamento degli occhi. Ed è forse proprio questo il dettaglio più affascinante, anche dopo cinquecento anni e oltre non abbiamo scoperto che Michelangelo avesse commesso un errore; abbiamo scoperto una caratteristica della statua che era sempre rimasta sotto i nostri occhi, senza riuscire veramente a vederla.
Bibliografia
- Shaikh, S.; Leonard-Amodeo, J., “The deviating eyes of Michelangelo’s David”, Journal of the Royal Society of Medicine, vol. 98, 2005, pp. 75–76. È la fonte fondamentale sul cosiddetto “strabismo” del David: gli autori analizzano la divergenza degli occhi e propongono l’ipotesi di una scelta intenzionale di Michelangelo.
- Levoy, M. et al., “The Digital Michelangelo Project: 3D Scanning of Large Statues”, Stanford University, 2000. Documenta il progetto di scansione tridimensionale che ha permesso di osservare il David da punti di vista normalmente impossibili, compresi dettagli molto ravvicinati degli occhi.
- Galleria dell’Accademia di Firenze, Michelangelo’s David, scheda ufficiale dell’opera. Utile per i dati storici, le dimensioni, la cronologia e la storia della statua.
Pietra calcarea toscana che rivela paesaggi naturali nelle sue venature; richiede taglio e levigatura precisi per esaltarne l'estetica.
La Grotta, realizzata nel 1817, ospita il gruppo scultoreo del Naccherino e fu progettata da Giuseppe Cacialli.
Commissionata da Ferdinando III con contratto stipulato il 6 giugno 1817.
Questa scultura rappresenta una figura femminile nuda con eleganza e precisione, dimostrando la versatilità artistica di Giambologna.