L’altare barocco del Battistero

Storia e significato del gruppo scultoreo di Girolamo Ticciati
Nel cuore di Firenze, il Battistero di San Giovanni rappresenta una delle testimonianze architettoniche e spirituali più rilevanti della città. Luogo di sepoltura, di iniziazione cristiana e di celebrazione religiosa, fu al centro di importanti interventi decorativi nel corso dei secoli. Tra questi, nel XVIII secolo, si inserisce l’apparato barocco realizzato da Girolamo Ticciati, scultore fiorentino, incaricato di arricchire l’altare con un’imponente composizione scultorea dedicata al patrono cittadino, san Giovanni Battista.
A partire dal 1700, l’esigenza di aggiornare e reinterpretare esteticamente gli spazi liturgici secondo il gusto dell’epoca portò alla modifica degli altari del Battistero. L’Arte di Calimala, l’antica corporazione fiorentina che da secoli si occupava della manutenzione e dell’abbellimento del Battistero, promosse una serie di rinnovamenti. Tuttavia, nel 1912, queste decorazioni vennero rimosse e in parte smembrate. Solo in tempi recenti alcune di esse sono state ricomposte e rese nuovamente visibili in contesto museale.

Qual è la funzione storica, simbolica e liturgica di questo complesso scultoreo? In che modo l'opera di Ticciati riflette la cultura figurativa e religiosa del Settecento fiorentino? Il gruppo scultoreo centrale, realizzato da Ticciati nel 1732, raffigura san Giovanni Battista innalzato al cielo tra due angeli reggicandelabro. La scena è articolata in un movimento ascensionale che culmina nella figura del santo, collocata al centro della composizione, sospesa tra le nubi. I due angeli laterali, disposti simmetricamente, portano dei candelabri, originariamente destinati a contenere vere candele. La loro funzione era duplice: rituale, in quanto associata alla luce sacra della liturgia, e simbolica, poiché la luce riflessa sulle superfici levigate del marmo accentuava la dimensione trascendente dell’ascesa di Giovanni.
Sotto questo gruppo si trova un rilievo raffigurante il Banchetto di Erode, scena tratta dai Vangeli sinottici. In esso, Salomè presenta la testa di Giovanni decapitato su un vassoio, episodio che rappresenta l’epilogo terreno del santo. Questo contrasto iconografico tra la morte e l’ascesa mistica segue un preciso programma teologico e narrativo: la morte violenta del Battista diventa premessa necessaria alla sua glorificazione eterna. La composizione quindi non si limita a un valore decorativo, ma costruisce un vero e proprio itinerario spirituale e didattico per i fedeli.

Le aquile di Calimala e il rilievo: significati simbolici e contesto storico
Ai lati del rilievo sono poste due aquile in marmo, simboli dell’Arte di Calimala, la corporazione dei mercanti di stoffe pregiate che, fin dall’XI secolo, ebbe il privilegio di occuparsi del Battistero. Le aquile, con le ali spiegate e lo sguardo fiero, rappresentano l’autorità civile e commerciale della corporazione, ma anche la protezione e la custodia del patrimonio sacro della città. L’intero apparato barocco fu progettato come un unico grande insieme: una scenografia liturgica articolata, in cui scultura e architettura si integravano per creare un’esperienza percettiva unificata, con forti elementi teatrali. Il marmo bianco utilizzato accentua la luminosità complessiva dell’insieme, permettendo una lettura chiara anche in ambienti scarsamente illuminati.

Girolamo Ticciati: il linguaggio plastico del barocco fiorentino
Girolamo Ticciati, formatosi a Roma e poi attivo a Firenze, era noto per l’abilità nella resa dinamica delle figure e nella composizione scenografica. L’opera qui analizzata rappresenta un caso emblematico del suo stile: le vesti agitate, il moto rotatorio delle figure e la resa dei volumi dimostrano la piena assimilazione del linguaggio barocco romano, adattato al contesto toscano. In questo caso, l'elemento verticale e ascensionale del gruppo scultoreo richiama alla mente modelli berniniani, ma con una compostezza maggiore, tipica della cultura figurativa fiorentina. Il tema dell’elevazione spirituale, reso attraverso la torsione dei corpi e il gioco di linee curve, enfatizza il passaggio dalla materia allo spirito, dalla morte alla salvezza. Nel 1912, nell’ambito di un progetto più ampio di restauro e semplificazione liturgica, l’altare barocco venne smontato. Le sculture furono trasferite in diverse sedi, fino alla recente ricomposizione museale che permette di leggere di nuovo il programma originario. L’attuale allestimento tenta di restituire la gerarchia visiva e simbolica che l’opera possedeva all’interno del Battistero, sebbene manchi il contesto architettonico e visivo che ne completava il significato. La posizione originaria dell’opera, sopraelevata e posta in asse con il grande mosaico absidale raffigurante Cristo in gloria, rafforzava ulteriormente il significato ascensionale della composizione. San Giovanni appariva così come intercessore e testimone della luce divina, in perfetta sintonia con la liturgia battesimale celebrata nel luogo.

Bibliografia essenziale
P. Ruschi, Girolamo Ticciati scultore e architetto del Settecento, Olschki, Firenze, 2002
M. Haines, Il Battistero di Firenze: arte, liturgia e restauro, Edifir, Firenze, 2015
L. Zangheri, Arte e architettura religiosa a Firenze nel Settecento, Leo S. Olschki Editore, Firenze, 1998

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