Borgo degli Albizi/1 a Firenze

Palazzo Pazzi Firenze, Palazzo Nonfinito, Palazzo Ramirez de Montalvo, Accademia Colombaria.
 

Borgo degli Albizi è una delle strade più importanti del centro storico di Firenze. Collega via del Proconsolo con la zona di San Pier Maggiore e, per secoli, è stata una via di passaggio tra il cuore della città e la sua uscita orientale. Oggi si percorre in pochi minuti. Eppure, lungo questa strada, si incontrano quasi duemila anni di storia: il ricordo della Firenze romana, le grandi famiglie medievali, i palazzi del Rinascimento, la congiura dei Pazzi, le accademie del Settecento e le trasformazioni della città moderna. Il suo nome deriva dalla famiglia Albizi, una delle più influenti della Firenze medievale. Tuttavia, chi osserva gli edifici della strada si accorge subito che Borgo degli Albizi racconta anche la storia di altre famiglie: i Pazzi, gli Strozzi, i Ramirez de Montalvo, i Tornaquinci e molti altri. Non è una strada nata tutta insieme. È il risultato di una lunga crescita urbana, fatta di case medievali, torri, palazzi rinascimentali, ampliamenti successivi e cambi di proprietà.
Per capire Borgo degli Albizi bisogna partire dalla Firenze romana. L’antica Florentia era organizzata secondo un impianto regolare. Le due strade principali erano il cardo, orientato da nord a sud, e il decumano, orientato da est a ovest. Il loro incrocio si trovava nell’area dell’attuale piazza della Repubblica, dove sorgeva il foro. Borgo degli Albizi prosegue verso est il percorso dell’antico decumano. In età romana, la zona dell’attuale incrocio tra via del Proconsolo, via del Corso e Borgo degli Albizi era vicina a una delle principali porte della città. Da qui uscivano le vie dirette verso il contado orientale e verso le strade che collegavano Firenze ad Arezzo, al Valdarno e ai territori dell’Italia centrale. La funzione di passaggio non venne meno nel Medioevo. Anche quando Firenze ampliò le sue mura, via del Proconsolo continuò a segnare un tratto importante del lato orientale della città. Borgo degli Albizi rimase quindi una strada collegata alle porte, alle attività commerciali e ai movimenti di persone.
Nel Medioevo il termine “borgo” indicava spesso una strada nata o cresciuta fuori dalle mura, lungo una via di entrata o di uscita dalla città. Nel caso di Borgo degli Albizi, il nome ricorda soprattutto la presenza della famiglia Albizi. Gli Albizi furono una delle grandi famiglie fiorentine tra il Trecento e il Quattrocento. Ebbero un ruolo importante nella politica cittadina, nelle attività economiche e nella vita religiosa della città. La loro presenza nella zona fu così forte da lasciare il nome alla strada. Ma Borgo degli Albizi non fu mai proprietà esclusiva di una sola famiglia. Nel corso dei secoli vi si stabilirono altri gruppi potenti e ricchi, che costruirono o trasformarono edifici ancora oggi riconoscibili.
Camminare lungo il borgo significa quindi leggere una storia di famiglie, patrimoni e alleanze. A Firenze, infatti, i palazzi non erano soltanto abitazioni: erano strumenti di prestigio, dichiarazioni di potere e simboli visibili della posizione sociale di chi li possedeva.

All’incrocio tra Borgo degli Albizi e via del Proconsolo si trova il Canto dei Pazzi. Il nome non deriva da un episodio occasionale, ma dalla lunga presenza della famiglia Pazzi in questa parte di Firenze. I Pazzi erano banchieri, mercanti e proprietari terrieri. Fra Medioevo e Rinascimento ricoprirono importanti incarichi pubblici e possedettero case, torri e palazzi nell’area. Il loro stemma è facilmente riconoscibile: due delfini affrontati e, in alcune versioni, un elemento legato al fuoco. Quest’ultimo particolare richiama una tradizione molto antica. I Pazzi sostennero per secoli di avere portato da Gerusalemme il fuoco sacro usato nella cerimonia pasquale fiorentina. La tradizione contribuì al prestigio della famiglia e rimase legata alla storia dello Scoppio del Carro. La parte documentabile non è la leggenda della crociata, ma il peso che questa memoria ebbe nella vita pubblica fiorentina. Il legame dei Pazzi con la cerimonia del fuoco pasquale fu un elemento importante della loro immagine sociale e religiosa.

All’angolo tra via del Proconsolo e Borgo degli Albizi sorge Palazzo Pazzi-Quaratesi, conosciuto anche come Palazzo della Congiura. È uno dei più eleganti palazzi civili del Rinascimento fiorentino. Fu costruito tra il 1458 e il 1469 per Jacopo de’ Pazzi e viene attribuito a Giuliano da Maiano. La facciata è sobria e ordinata. Il piano terreno è costruito in pietra, mentre i piani superiori presentano finestre bifore e decorazioni più leggere. Il cortile interno, con colonne, archi e pietra serena, mostra la volontà di creare un edificio raffinato ma non eccessivamente appariscente. Il palazzo è legato alla congiura dei Pazzi del 1478. Il 26 aprile di quell’anno, durante la messa in Santa Maria del Fiore, un gruppo di congiurati tentò di eliminare Lorenzo e Giuliano de’ Medici. Giuliano fu ucciso; Lorenzo rimase ferito ma riuscì a salvarsi. Il fallimento della congiura portò a una repressione durissima. Molti membri della famiglia Pazzi furono condannati a morte, esiliati o privati dei beni. Anche il palazzo venne confiscato. Negli anni successivi l’edificio passò ad altri proprietari, tra cui la famiglia Cybo Malaspina. Da qui deriva anche il nome di “Palazzo delle Marchesane”, usato in alcune fonti storiche. Il palazzo non è famoso soltanto per la congiura. È importante anche perché mostra il linguaggio dell’architettura rinascimentale fiorentina: proporzioni misurate, pietra serena, equilibrio tra decorazione e struttura, attenzione alla luce del cortile interno.

Di fronte a Palazzo Pazzi si trova un edificio impossibile da ignorare: Palazzo Nonfinito. Il nome dice già molto. Il palazzo fu progettato alla fine del Cinquecento come una costruzione grandiosa, ma non venne mai completato secondo il progetto originario. L’iniziativa fu avviata da Alessandro Strozzi, che acquistò varie case della zona per creare una nuova grande residenza familiare. I lavori iniziarono nel 1593 e il progetto fu affidato a Bernardo Buontalenti, uno degli architetti più importanti della Firenze medicea. Buontalenti immaginò un palazzo di dimensioni eccezionali. Le finestre inginocchiate, i portali, i mascheroni e le decorazioni mostrano la sua fantasia architettonica. Tuttavia, il cantiere fu complicato da problemi economici e da contrasti tra il committente e gli architetti. Dopo Buontalenti intervennero altri nomi importanti, tra cui Vincenzo Scamozzi, Matteo Nigetti e Giovanni Battista Caccini. Nonostante questi passaggi, il progetto restò incompiuto. Il palazzo fu terminato solo nelle parti essenziali. Mancavano, rispetto ai disegni iniziali, alcuni piani e molte decorazioni previste. Da qui il nome di Palazzo Nonfinito. Nel corso dell’Ottocento e del Novecento l’edificio cambiò più volte funzione. Ospitò uffici pubblici, servizi amministrativi e attività legate allo Stato. Oggi è sede del Museo di Antropologia ed Etnologia dell’Università di Firenze. Palazzo Nonfinito è un esempio importante perché mostra che anche le grandi famiglie fiorentine potevano fermarsi davanti ai costi eccessivi di un progetto. La Firenze del Rinascimento non era fatta soltanto di opere perfette e finite: era fatta anche di ambizioni troppo grandi, lavori interrotti e palazzi rimasti a metà.

Al numero 28 di Borgo degli Albizi si trova Palazzo Pazzi della Colombaria. Anche questo edificio appartenne alla famiglia Pazzi. Fu acquistato nel Quattrocento da Guglielmo e Giovanni de’ Pazzi, confiscato dopo la congiura e poi restituito alla famiglia in epoca successiva. L’aspetto attuale deriva soprattutto da interventi tardocinquecenteschi. La facciata presenta lo stemma dei Pazzi, con i delfini e il richiamo simbolico al fuoco. Il palazzo è ricordato soprattutto per un episodio del Settecento. Nel 1735 Giovanni Girolamo de’ Pazzi fondò qui la Società Colombaria Fiorentina, oggi Accademia Toscana di Scienze e Lettere “La Colombaria”. Il nome deriva da una torretta del palazzo chiamata “colombaria”. In origine il termine indicava una struttura destinata ai colombi. Gli studiosi che si riunivano nel palazzo trasformarono quel nome in un simbolo della loro attività. La Colombaria nacque come luogo di studio, confronto e ricerca. Riuniva persone interessate alla storia, all’archeologia, alle lingue, alla letteratura, alle scienze e alle arti. In una città famosa per il Rinascimento, la Colombaria mostra un’altra fase importante della cultura fiorentina: il Settecento degli eruditi, delle accademie e delle ricerche storiche.

Al numero 26 di Borgo degli Albizi sorge Palazzo Ramirez de Montalvo. Il palazzo fu costruito nel Cinquecento per Antonio Ramirez de Montalvo, nobile spagnolo arrivato a Firenze al seguito di Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I de’ Medici. Ramirez de Montalvo fu una figura di corte molto vicina al duca. Nel 1558 acquistò le case presenti nell’area e affidò il progetto del nuovo palazzo a Bartolomeo Ammannati. L’edificio è noto soprattutto per la sua facciata decorata a graffito. I graffiti furono progettati con un programma celebrativo legato alla famiglia Medici e alla fedeltà di Ramirez de Montalvo al duca Cosimo I. La decorazione mostrava figure allegoriche e personificazioni delle virtù: prudenza, modestia, fedeltà, obbedienza, sollecitudine e altre qualità considerate necessarie per servire bene il principe. Non era una decorazione casuale. Il messaggio era chiaro: il proprietario del palazzo aveva ottenuto prestigio e ricchezza grazie alla sua fedeltà ai Medici. La facciata diventava quindi una dichiarazione politica. Molti graffiti sono oggi difficili da leggere, perché il tempo e i restauri hanno cancellato parti importanti della decorazione. Tuttavia, Palazzo Ramirez de Montalvo resta uno dei migliori esempi di architettura manierista a Firenze e uno dei casi più interessanti di facciata usata come strumento di propaganda.
Borgo degli Albizi non racconta una sola storia. Racconta la Firenze romana, perché segue un asse antico della città. Racconta la Firenze medievale, con le grandi famiglie e le torri. Racconta il Rinascimento, con Palazzo Pazzi e Palazzo Nonfinito. Racconta il Cinquecento mediceo, con Palazzo Ramirez de Montalvo. Racconta il Settecento delle accademie, con la Colombaria. Ogni palazzo conserva una parte di questa storia. A volte la mostra chiaramente, con uno stemma o una lapide. Altre volte la nasconde dentro un cortile, una scala, un portale o una decorazione quasi scomparsa. Questo è il valore della strada: non è soltanto un collegamento tra due punti della città. È un archivio costruito in pietra.

Breve bibliografia
Piero Bargellini; Ennio Guarnieri, Le strade di Firenze, Bonechi.
Arnaldo Moscato, Il palazzo Pazzi a Firenze, Roma, 1963.
Francesco Guerrieri; Giulia Pedreschi; Gianni Pedreschi, I palazzi di Firenze, Firenze, 1990.
Accademia Toscana di Scienze e Lettere “La Colombaria”, materiali storici dell’istituzione.
Catalogo Generale dei Beni Culturali, schede dedicate a Palazzo Nonfinito, Palazzo Pazzi e Palazzo Ramirez de Montalvo.
 

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