Il Cimitero degli Inglesi a Firenze

Il Cimitero degli Inglesi di Firenze – noto anche come Cimitero Protestante di Porta a' Pinti – è uno straordinario luogo storico e culturale nel cuore del capoluogo toscano. Sorge su un’elevata montagnola al centro di Piazzale Donatello, oggi circondata dal traffico cittadino, e spicca come un’isola di verde e silenzio intrisa di memoria ottocentesca
In questo piccolo camposanto monumentale riposano poeti, artisti, intellettuali e viaggiatori provenienti da tutto il mondo, testimoniando il carattere cosmopolita della Firenze dell’800.
Di seguito ne ripercorriamo la fondazione, l’evoluzione storica, l’architettura romantica, le sepolture illustri e il ruolo simbolico che ancora riveste, senza dimenticare gli interventi di tutela e le possibilità di visita odierne.
Porta a’ Pinti- La fondazione del cimitero (1827-1828)
Il Cimitero degli Inglesi fu fondato nella prima metà dell’Ottocento per rispondere a una necessità concreta della comunità straniera a Firenze. All’epoca, i non cattolici (protestanti in primis) e i non ebrei deceduti in città non potevano essere sepolti nei camposanti cattolici locali e dovevano essere trasportati fino a Livorno, dove già esisteva un “antico cimitero degli inglesi” per gli stranieri. Per porre fine a questo disagio, nel 1827 il governo del Granducato di Toscana concesse un terreno fuori dalle mura cittadine, nei pressi della Porta a’ Pinti (all’epoca appena fuori Firenze), a una società rappresentante la Chiesa Evangelica Riformata Svizzera
Su questa collina – una montagnola naturale dove i fiorentini erano soliti salire per assistere a partite del gioco del pallone negli anni iniziali del XIX secolo venne progettato un cimitero “internazionale ed ecumenico”, destinato non solo agli anglosassoni ma anche ad accogliere fedeli di altre confessioni cristiane non cattoliche (compresi ad esempio russi ortodossi e greco-ortodossi). I lavori iniziarono nel 1828 e il camposanto fu presto operativo, divenendo il primo luogo di sepoltura a Firenze aperto ai protestanti. Già nei primi decenni dalla fondazione, il cimitero conobbe un notevole utilizzo e un successivo ampliamento. Nel 1860 l’area fu estesa con un’ulteriore porzione di terreno ceduta alle comunità evangeliche, per far fronte al crescente numero di sepolture. La gestione rimase sempre in mano alla Chiesa Svizzera Riformata, sebbene la presenza preponderante di britannici e americani tra i defunti avrebbe presto suggerito l’appellativo popolare di “cimitero degli Inglesi”. Tra il 1828 e il 1877 vi furono infatti ben 1409 tombe realizzate, riferibili a defunti di sedici diverse nazioni, di cui la maggioranza (760 sepolture) appartenenti a cittadini di lingua inglese. Questo fatto – unito alla tendenza comune a identificare con “inglesi” tutti i protestanti – portò i fiorentini a chiamare comunemente il camposanto “degli Inglesi”, nonostante la proprietà e la committenza fossero svizzere.
- Il contesto storico e culturale: Firenze e la comunità straniera nell’Ottocento.
poeta Walter Savage LandorLa nascita e l’utilizzo del Cimitero degli Inglesi si inseriscono nel più ampio contesto della Firenze ottocentesca, città che in quel periodo ospitava una vibrante comunità di stranieri. In particolare, a metà Ottocento la presenza di cittadini non italiani a Firenze era sorprendentemente elevata: si stima che nella seconda metà del XIX secolo addirittura un terzo dei residenti fosse straniero, e di questi la maggior parte di provenienza anglosassone. La colonia inglese (e americana) a Firenze – insieme ad altre comunità come quella tedesca e francese – contribuì enormemente alla vita culturale locale, tanto che si può dire furono proprio gli inglesi a eleggere Firenze a loro capitale artistica fuori patria.  Elizabeth Barrett BrowningPersonaggi come il poeta Walter Savage Landor, i coniugi Robert ed Elizabeth Barrett Browning (che tenevano un celebre salotto letterario a Palazzo Guidi), la famiglia Trollope e molti altri scelsero Firenze come seconda casa. Questa presenza cosmopolita portò nuove idee, capitali e fermenti intellettuali nella città del Granduca Leopoldo II e poi nella Firenze capitale d’Italia (1865-1871). La comunità anglo-fiorentina dell’epoca era colta e attivissima: oltre a collezionare arte e a integrarsi nella buona società locale, scriveva, pubblicava riviste, sosteneva cause di riforma sociale (come l’abolizionismo) e fondava istituzioni culturali. Un esempio emblematico fu lo svizzero Giovan Pietro Vieusseux, fondatore nel 1820 del Gabinetto scientifico-letterario Vieusseux, frequentato da intellettuali italiani e stranieri di passaggio (tra cui John Ruskin, Fëdor Dostoevskij e lo stesso Robert Browning). In questo clima aperto e ricettivo, non stupisce che Firenze abbia ospitato un luogo di sepoltura multiconfessionale: il Cimitero di Porta a’ Pinti divenne così non solo un camposanto, ma anche un simbolo della Firenze cosmopolita e non conformista del pieno Ottocento.
- Evoluzione del cimitero: dalla chiusura di fine ’800 ai giorni nostri.
Dalla fondazione fino all’Unità d’Italia, il Cimitero degli Inglesi rimase appena fuori dal centro abitato, adagiato ai margini della città storica. Tuttavia, con Firenze capitale del nuovo Regno d’Italia (1865-1871) e la conseguente trasformazione urbanistica curata dall’architetto Giuseppe Poggi, l’area circostante cambiò radicalmente. Nel 1869-1870 le antiche mura medievali di Firenze furono abbattute per far posto ai viali di circonvallazione (i larghi boulevard che ancor oggi circondano il centro) e fu creato il nuovo Piazzale Donatello con giardini alberati. In questo riassetto, il piccolo cimitero, che prima aveva un perimetro poligonale irregolare, venne rimodellato in forma ovale per armonizzarlo con i nuovi assi stradali attorno. Giuseppe Poggi fece dunque costruire una nuova recinzione muraria ellittica e eleganti cancellate in ferro battuto, trasformando il camposanto in un’isola monumentale al centro della piazza. Fu proprio allora che il luogo iniziò ad essere poeticamente chiamato “l’isola dei morti” – un’isola di pace circondata dal brulichio della città moderna. Nel 1877 intervenne un cambio normativo e sanitario decisivo: una legge nazionale impose che i cimiteri sorgessero ad almeno 100 metri dalle zone abitate. Poiché dopo l’ampliamento urbano il Cimitero degli Inglesi si trovava ormai all’interno della città, ne fu vietato l’uso per nuove sepolture. Si concluse così, dopo circa mezzo secolo, la fase storica del piccolo camposanto cosmopolita. A partire dal 1878 la comunità protestante dovette spostare i propri funerali nel nuovo Cimitero degli Allori presso il Galluzzo, appena fuori Firenze, aperto appositamente come successore e sostituto del camposanto di Porta a’ Pinti. Rimasto inalterato nella sua fisionomia ottocentesca, il Cimitero degli Inglesi divenne così una sorta di monumento alla memoria di un’epoca: “custode della memoria [...] di un piccolo popolo e di un Ottocento cosmopolita e non conformista che ha onorato Firenze”. Per gran parte del Novecento il cimitero, pur dismesso (cioè chiuso a nuove tombe), fu comunque mantenuto e curato dalla Chiesa Svizzera proprietaria. Durante la Seconda Guerra Mondiale l’area subì alcuni danni in seguito a bombardamenti (nel 1944 Firenze fu colpita da incursioni aeree alleate) e nel 1946 si effettuò un primo restauro generale dell’impianto, in collaborazione con l’Azienda del Turismo, per riparare i guasti bellici. In epoche più recenti, vari interventi conservativi sono stati condotti su singoli monumenti e lapidi, grazie anche al rinnovato interesse verso questo luogo unico. Pur essendo formalmente chiuso da oltre un secolo, il cimitero è stato eccezionalmente riaperto per pochissime nuove inumazioni simboliche: ad esempio nel 1996 vi è stato sepolto il celebre coreografo russo Evgenij Poljakov (esaudendo il suo desiderio di riposare a Firenze), e nel 2017 vi è stata tumulata la salma dell’etruscologo fiorentino Giovannangelo Camporeale. Tali eventi confermano che ancora oggi il luogo mantiene un valore affettivo e culturale forte per la città.
- Architettura e caratteristiche paesaggistiche
Dal punto di vista architettonico e paesaggistico, il Cimitero degli Inglesi rappresenta uno splendido esempio di cimitero romantico ottocentesco. Il progetto originario fu tracciato nel 1828 dal giovane architetto Carlo Reishammer, che concepì un recinto poligonale irregolare sulla sommità della collinetta. Come visto, l’assetto definitivo fu poi rielaborato dall’architetto Giuseppe Poggi nel 1870 circa, che impose la forma ovale tuttora visibile. L’impianto risulta in realtà piuttosto semplice e razionale: dal portale d’ingresso dipartono due viali principali ghiaiosi che si incrociano perpendicolarmente al centro dell’area, dividendo il terreno in quattro spicchi. 
colonna commemorativa in pietra eretta nel 1858 – dono del re Federico Guglielmo IV di PrussiaNel punto di incrocio, sulla sommità del poggio, si erge una colonna commemorativa in pietra eretta nel 1858 – dono del re Federico Guglielmo IV di Prussia – che funge da fulcro monumentale e da simbolico “faro” per l’isola dei morti. Attorno, distribuite lungo vialetti secondari serpeggianti, si trovano le tombe disposte senza un ordine rigidamente ortogonale, bensì secondo un disegno mosso e pittoresco, tipico dei garden cemeteri romantici. A differenza dei camposanti cattolici coevi, spesso organizzati in file simmetriche, qui le sepolture seguono l’andamento naturale del terreno e sono immerse in una ricca vegetazione. Cipressi, allori, rose e arbusti vari punteggiano il colle, creando scorci suggestivi e un’atmosfera meditativa in ogni stagione. Molte lapidi e monumenti sono di pregevole fattura artistica: vi sono statue marmoree, angeli, colonne spezzate, bassorilievi e altri simboli tipici dell’iconografia funeraria ottocentesca. Non mancano le firme di scultori importanti: ad esempio l’esule francese Félicie de Fauveau, artista attiva a Firenze, qui scolpì due tombe con il suo stile neogotico unico. Complessivamente, la combinazione di arte, natura e memoria rende questo luogo altamente evocativo, una piccola “Garden of Memory” nel cuore di Firenze.
- Personalità illustri sepolte nel Cimitero degli Inglesi.
Come suggerisce il soprannome, il cimitero raccoglie le spoglie di numerosi esponenti della comunità anglofona e internazionale di Firenze ottocentesca. In totale vi si contano 1409 tombe appartenenti a persone di 16 nazionalità diverse, tra cui letterati, artisti, scienziati, mercanti e viaggiatori. Questa notevole eterogeneità di provenienze e culture documenta la vivacità della colonia straniera protestante nella città. Di seguito alcune delle figure più celebri qui sepolte, che con le loro vite e opere hanno lasciato un segno nella storia:
Elizabeth Barrett Browning (1806-1861): poetessa inglese di fama mondiale, moglie di Robert Browning. Visse a lungo a Firenze (nella Casa Guidi) e cantò l’Italia e il Risorgimento nelle sue poesie. La sua tomba, molto visitata, è un monumento pregevole disegnato dall’artista Frederic Leighton e scolpito dallo scultore fiorentino Luigi Giovannozzi. La stessa Browning dedicò un sonetto a una scultura dello statunitense Hiram Powers, la Schiava Greca, a testimonianza dei legami intellettuali all’interno della comunità. Walter Savage Landor (1775-1864): poeta e scrittore inglese, trascorse gli ultimi anni della sua lunga vita a Firenze. Fu figura di spicco del circolo anglo-fiorentino e amico dei Browning. Le sue opere in prosa e poesia gli valsero ammirazione nell’Europa romantica; la sua lapide a Firenze ne ricorda il genio letterario. Frances Trollope (1779-1863) e famiglia: scrittrice inglese nota per i suoi vivaci resoconti di viaggio e romanzi sociali (madre del più famoso Anthony Trollope). Visse a Firenze con il figlio Thomas Adolphus e la nuora Theodosia Garrow Trollope, anch’essi letterati. Sono sepolti insieme ad altri membri della famiglia in un’area del cimitero, a testimonianza di un’intera dinastia anglo-fiorentina. Arthur Hugh Clough (1819-1861): poeta inglese di ispirazione vittoriana, collaboratore di Florence Nightingale. Di salute cagionevole, soggiornò a lungo in Italia dove trovò ispirazione per molte poesie. Morì a Firenze e la sua tomba ne fa uno dei tanti intellettuali britannici legati al Risorgimento italiano.
Hiram Powers (1805-1873): scultore statunitense, celebre autore della statua The Greek Slave (la “Schiava Greca”) che fece epoca esponendo la tragedia della schiavitù in forma classica. Visse e lavorò a lungo a Firenze come molti artisti americani, e fu figura centrale della comunità locale. È sepolto qui accanto ad altri artisti e artigiani suoi contemporanei. Molti degli americani sepolti nel cimitero (come Powers stesso e il pastore Theodore Parker, fervente abolizionista) erano attivi sostenitori delle cause antischiaviste e liberali, legando così idealmente questo luogo alle battaglie civili dell’800. Thomas Southwood Smith (1788-1861): medico e riformatore sociale inglese, pioniere nell’igiene pubblica e attivista per i diritti dei poveri. Lavorò a Londra contro le malattie epidemiche e in favore delle leggi sanitarie; i suoi ideali progressisti gli valsero stima anche in Italia. Morì a Firenze mentre visitava i Browning, e la sua tomba ricorda la sua opera filantropica. Francesca Alexander (1837-1917): artista e scrittrice americana, raccolse canti popolari toscani e leggende poi pubblicate da John Ruskin. Visse gran parte della vita a Firenze dedicandosi ad opere di carità e allo studio del folklore locale. La sua tomba testimonia gli stretti legami culturali tra Stati Uniti e Firenze nell’Ottocento. Isa Blagden (1816-1873): romanziera e poetessa britannica (probabilmente di origini anglo-indiane), animatrice della cerchia letteraria di Bellosguardo a Firenze. Intima amica di Elizabeth Browning, fu figura cosmopolita e poliglotta; la sua epigrafe funebre è uno dei tanti testi multilingue presenti nel cimitero. Robert Davidsohn (1853-1937): storico e giornalista tedesco, autore di una monumentale Storia di Firenze nel Medioevo. Visse a lungo in città per studiarne gli archivi e contribuì alla conoscenza del passato fiorentino. La sua presenza tardiva (morì nel ’37) mostra come, pur dopo la chiusura ufficiale, il cimitero abbia accolto eccezionalmente personalità ritenute meritevoli di riposarvi. Giovan Pietro Vieusseux (1779-1863): nato a Oneglia da famiglia svizzera, fu fondatore nel 1820 del Gabinetto Vieusseux, importante istituzione culturale fiorentina. La sua sepoltura nel Cimitero degli Inglesi simboleggia il contributo svizzero alla vita intellettuale cittadina. Accanto a lui riposano altri svizzeri illustri come lo storico Jacques Augustin Galiffe e il filosofo Jean Charles Sismonde de Sismondi, tra i primi studiosi moderni di archivistica e genealogia. Altre figure notevoli: il cimitero accoglie anche Fanny Holman Hunt (moglie del pittore preraffaellita William Holman Hunt, la cui tomba fu scolpita dallo stesso marito); Mary Spencer Stanhope (figlia del pittore John R. Spencer Stanhope, con tomba scolpita dal padre); Louisa Adams (sorella dello storico Henry Adams, la cui morte egli rievocò nel famoso libro The Education of Henry Adams); due figli del pittore greco Giorgios Mignaty; e persino Beatrice ed Edward Clench, considerati gli ultimi discendenti diretti di William Shakespeare. Un caso particolarmente toccante è quello di Nadežda (Nadezhda) De Santis, una ragazza originaria della Nubia: giunta in Italia appena quattordicenne al seguito della spedizione franco-toscana di Champollion e Rosellini in Egitto (1828-29), fu adottata da una famiglia ortodossa e liberata dalla schiavitù, per poi morire giovane a Firenze. La sua tomba reca una croce ortodossa a simboleggiare la fede e la libertà conquistata. Questa varietà di storie umane fa del Cimitero degli Inglesi una vera e propria galleria di vite e memorie dell’Ottocento cosmopolita.
- Un’isola della memoria: il valore simbolico e culturale nella Firenze moderna.
Oltre alla sua importanza storica, il Cimitero degli Inglesi riveste un ruolo simbolico profondo per la città di Firenze.
L’Isola dei MortiLa sua singolare posizione – un isolotto verde e silente circondato dai viali – lo rende una metafora spaziale della memoria in mezzo alla modernità frenetica. Non a caso questo luogo ispirò anche il mondo dell’arte: il pittore svizzero Arnold Böcklin, che aveva perduto una figlioletta sepolta proprio qui, rielaborò l’immagine di questo cimitero solitario tra le strade di Firenze nel suo celebre dipinto “L’Isola dei Morti” (1880). Il quadro simbolista – in cui si vede un’isola-cimitero circondata dall’acqua, con cipressi svettanti – nacque in parte dal ricordo di Piazzale Donatello, ed è diventato a sua volta un’icona universale del tema del trapasso (tanto da ispirare anche il compositore Rachmaninov per il suo poema sinfonico The Isle of the Dead). Anche la poetessa americana Emily Dickinson, senza mai visitarlo di persona, rimase colpita da una fotografia della tomba di Elizabeth Barrett Browning e vi dedicò versi evocativi (“The soul selects her own society...”), intrecciandoli a citazioni da Aurora Leigh della stessa Browning. Questi esempi illustrano come il piccolo camposanto fiorentino abbia esercitato un fascino ben oltre i confini locali, nutrendo l’immaginario artistico internazionale. Per Firenze, il Cimitero degli Inglesi è oggi soprattutto uno scrigno di memorie dell’epoca in cui la città era crocevia di culture. Ogni lapide racconta una storia diversa, spesso incisa in lingue e alfabeti differenti: si trovano epitaffi in inglese, francese, tedesco, russo, ebraico, greco, perfino in caratteri cirillici e gotici, a riprova della varietà linguistica qui rappresentata. Emblematicamente, molte tombe riportano versi della Bibbia in traduzione (in inglese, russo, danese ecc.), cosa che all’epoca era proibita nei cimiteri cattolici ma consentita in questo contesto protestante. Il luogo assume dunque anche un significato di tolleranza religiosa e di apertura culturale, in linea con lo spirito della Riforma che animava i suoi fondatori. Gli studiosi contemporanei vedono nel cimitero una sorta di enciclopedia della creatività tardo-ottocentesca, un microcosmo dove si incrociano storie dall’America alla Russia, dalla Scandinavia fino all’Egitto e alla Nubia, sullo sfondo dell’Italia del Risorgimento. In definitiva, come ha sottolineato un’analisi regionale, il Cimitero degli Inglesi resta “il custode della memoria di un piccolo popolo” ottocentesco, cosmopolita e anticonformista, che con la sua presenza ha onorato Firenze e ne ha arricchito il patrimonio culturale.
- Restauri, tutela del patrimonio e apertura al pubblico.
Negli ultimi decenni il Cimitero degli Inglesi ha conosciuto una rinnovata attenzione sia da parte delle istituzioni che di studiosi e volontari, consapevoli del suo valore storico-artistico. Già dichiarato monumento di interesse nell’ambito comunale, il sito è oggetto di cure costanti: la Chiesa Evangelica Riformata Svizzera continua a esserne proprietaria e responsabile, avvalendosi del supporto di associazioni culturali locali per la manutenzione dei monumenti. Progetti di restauro hanno interessato varie tombe illustri, spesso grazie a finanziamenti internazionali (anche discendenti delle famiglie sepolte o enti anglo-americani hanno contribuito). Particolare rilievo hanno avuto, ad esempio, i restauri della tomba di Elizabeth Barrett Browning e di altre sculture danneggiate dal tempo. Nel 2003, in occasione del bicentenario della nascita della Browning, il cimitero fu al centro di eventi commemorativi e furono avviati ulteriori lavori di consolidamento. Anche la suggestiva colonna prussiana del 1858 è stata ripulita e trattata per assicurarne la conservazione. Oggi il Cimitero degli Inglesi è aperto al pubblico come luogo della memoria e meta di interesse storico-artistico. Le visite, se interessati anche con la guida, sono possibili in orari limitati nei giorni feriali: tipicamente il lunedì mattina e dal martedì al venerdì nel pomeriggio (con orario variabile secondo la stagione). L’ingresso è gratuito, ma è gradita una donazione per sostenere le spese di manutenzione. Per accedere occorre suonare il campanello al cancello, dato che il sito non è sempre presidiato. Una volta entrati, i visitatori possono passeggiare liberamente tra i viali silenziosi, immergendosi nell’atmosfera d’altri tempi e leggendo le iscrizioni sulle lapidi. 
prof.ssa Julia Bolton HollowayPannelli informativi e brochure (anche in inglese e italiano) guidano alla scoperta delle tombe più significative. Inoltre, grazie all’appassionato lavoro di custodi e studiosi (come la prof.ssa Julia Bolton Holloway, a lungo curatrice del cimitero), è stata allestita una piccola biblioteca contenente libri scritti dalle persone qui sepolte o sulla storia del cimitero stesso. Periodicamente vi si tengono eventi culturali, come presentazioni di libri, visite guidate tematiche e persino letture di poesie in diverse lingue, per far rivivere la voce polifonica di questa comunità del passato. Il Cimitero degli Inglesi di Firenze, con la sua fusione di storia, arte e memorie cosmopolite, rappresenta dunque un patrimonio unico nel panorama cittadino. Custodito e valorizzato, continua a raccontare ai visitatori di oggi le vicende di un’epoca in cui Firenze fu davvero internazionale. Chi varca il suo cancello si trova trasportato indietro nel tempo, in un giardino romantico dove riposano fianco a fianco inglesi, americani, svizzeri, russi, tedeschi e molti altri: un luogo di pace e riflessione che invita a ricordare come la città, nelle sue stagioni migliori, sia stata capace di accogliere il mondo entro le proprie mura – o, come in questo caso, appena oltre di esse.

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